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Tpl Trieste > Trieste Opicina > Trenovia, tranvia, elettrovia, piccola ferrovia
Testo di MATTEO ZUCCA

La linea tranviaria Trieste-Opicina, è l’opera che, agli inizi del novecento contribuì ad avvicinare il Carso, o più esattamente il loro abitanti, alla città di Trieste.
Numerosi furono i progetti che si susseguirono a cavallo del 1900. Nel 1878, l’ingegner Schivitz concepì una ferrovia a scartamento ridotto che da Trieste conduceva fino a Aidussina, prevedendo un tratto funicolare, tra il centro e Opicina.
L’anno successivo fu l’ing. Buzzi a ipotizzare un collegamento tra il centro cittadino e Opicina sul tracciato della Strada Nuova per Opicina. Nel 1883, fu stilato un progetto a cremagliera, dell’ing. Carlo Schmidt. Tutti, però, per un motivo o per l’altro vennero messi da parte.
Nel 1891 l’ing Vigolla progettò una ferrovia a scartamento ridotto sul tracciato della strada vecchia per opicina (più o meno l’attuale via Commerciale). Il progetto ricevette approvazione massima, ma non divenne mai operativo.
Negli anni seguenti, fino al 1899, ci furono numerose proposte, ad indicare come il collegamento tra città e altopiano era sentito, sia da chi considerava le esigenze dei vari villaggi (separati dalla città da ore di cammino) sia da alcuni imprenditori dalle idee avveniristiche che prospettavano uno sviluppo turistico e immobiliare per Trieste.
Parallelamente in città si stava formando la prima rete di trasporti urbana su rotaia, a trazione animale, ma appena nel 1900 arrivò la trazione elettrica, che portò un notevole sviluppo alla città di Trieste, con la realizzazione della ferrovia transalpina e la costruzione del porto nuovo.
Fu proprio in questo periodo di sviluppo e di rinnovamento che venne approvato il progetto dall’ing. Geringer e dall’avvocato Krausenek, per un collegamento tra città e Carso. I lavori vennero

 affidati alla Oesterrechische Union Elektricitat Geselleschaft (Società generale di elettricità) di Vienna. La stessa ditta costruì

Manifesto inaugurativo Elettrovia Trieste-Opicina

anche le carrozze e le motrici elettriche.
Il nuovo collegamento data la natura di linea tranviaria non tradizionale, a causa di un primo tratto a cremagliera, assunse nel  tempo le denominazioni più diverse – tram, piccola ferrovia, elettrovia, ferrovia elettrica, trenovia, cremagliera – e infine, dopo una trasformazione negli anni venti, funicolare.
Sul tracciato che si inerpica sul colle di Scorcola, molti all’epoca espressero dei dubbie dei giudizi polemici poiché la linea percorreva terreni di proprietà di Geringer (la cui villa, detta Castelletto, sorge in prossimità della stazione di vetta Scorcola) La vox populi volle che l’ingegnere avesse progettato quel tipo di percorso per avere il tram sotto casa! Non si poté negare che in effetti con l’arrivo del tram la zona, precedentemente priva di strade, conobbe uno sviluppo urbanistico vertiginoso, con gran profitto dell’ingegner Geringer e degli altri proprietari terreni.
La gestione della linea che si componeva di tre tratte fu affidata alla Società Anonima delle Piccole Ferrovie, per una durata di cinquant'anni, prolungata poi a sessanta.

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